I parametri dei terremoti (localizzazione ipocentrale e magnitudo) registrati dalla Rete Sismica Nazionale Italiana sono immediatamente disponibili sul web alla pagina http://terremoti.ingv.it e nell’Italian Seismological Instrumental and parametric Data-base ISIDe (ISIDe working group (2016) version 1.0, DOI: 10.13127/ISIDe).

Questi eventi vengono successivamente revisionati dagli analisti del Bollettino Sismico Italiano (BSI). Gli analisti controllano i parametri di tutti i terremoti elaborati in sala inserendo pesi e polarità degli arrivi delle onde sismiche, integrando quindi i dati letti in tempo reale con tutti i dati disponibili nel sistema di acquisizione; queste localizzazioni riviste sostituiscono nel database INGV quelle fatte nella Sala di Sorveglianza Sismica.

Il Bollettino viene da decenni prodotto all’INGV; i parametri ipocentrali dal 1985 ad oggi sono disponibili nel data-base ISIDe. Per il periodo che va dal gennaio 2002 al 16 aprile 2005 tali dati, in formato GSE (Group of Scientific Experts format), sono reperibili anche nella pagina http://bollettinosismico.rm.ingv.it; mentre per il periodo che va dall'aprile 2012 ad oggi il bollettino è reperibile in formato QuakeML in http://terremoti.ingv.it/iside.

La Rete Sismica Nazionale (RSN) è oggi integrata in tempo reale con le reti regionali del Nord-Ovest (Università di Genova), del Nord-Est (OGS), della Calabria (Università della Calabria), con la rete realizzata per il Progetto dell’Alto Tiberina Near Fault Observatory (TABOO), con altre reti regionali e infine con una serie di stazioni temporanee installate in caso di emergenza dal gruppo operativo SISMIKO, il coordinamento delle reti sismiche mobili dell’INGV. Inoltre, per migliorare la localizzazione dei terremoti che avvengono nelle aree di confine nazionale, sono stati realizzati degli accordi con organizzazioni ed enti di ricerca dei paesi europei confinanti: nella sede di Roma dell’Osservatorio Nazionale Terremoti vengono ricevuti i segnali sismici di stazioni francesi, svizzere, austriache, slovene, croate, serbe, montenegrine, albanesi, greche e tunisine.

Queste integrazioni hanno consentito di abbassare la soglia di detezione degli eventi su tutto il territorio italiano rendendo possibile la localizzazione anche di terremoti di M < 1.5. La riduzione della soglia di detenzione e localizzazione sul territorio nazionale non è tuttavia omogeneo; da varie analisi fatte sui dati della rete e sulla sua geometria si è stimato che la soglia di magnitudo per la quale è possibile localizzare un evento in qualsiasi parte del territorio italiano (fatta esclusione per la Sardegna e per alcuni casi particolari) è circa M = 1.7.

Il numero di terremoti localizzati negli ultimi anni da parte degli analisti del Bollettino Sismico Italiano è aumentato fino a raggiungere alcune decine di migliaia all’anno. Le sequenze sismiche dell’Aquila nel 2009, dell’Emilia nel 2012 e del centro Italia nel 2016-2018 hanno influito fortemente sul numero di terremoti con M ≥ 3.5 analizzati, quasi raddoppiando il numero di eventi rispetto agli anni in cui non si sono verificate. Nel mese di ottobre del 2014 si è deciso pertanto di limitare la revisione da parte degli analisti del BSI solo ad eventi con M ≥ 1.5 e con questa nuova filosofia sono stati revisionati i terremoti a partire dal gennaio 2015. Sempre dal gennaio 2015 gli analisti del bollettino elaborano gli eventi con M ≥ 3.5 il giorno dopo l’accadimento, o il giorno lavorativo seguente, per fornire un dato migliore in tempi brevi. Per gli eventi più piccoli rimangono disponibili in ISIDe le localizzazioni fatte nella Sala di Sorveglianza Sismica. La decisione di ridurre il numero di eventi da revisionare è stata dettata dalla necessità di diminuire i tempi di redazione e pubblicazione del Bollettino che, soprattutto per sequenze sismiche importanti, possono allungarsi in maniera significativa. Proprio per questo motivo, per l’area relativa alla sequenza del centro Italia 2016-2018, la soglia di revisione è stata ulteriormente alzata a M ≥ 2.3. Nonostante queste scelte, il notevole incremento delle stazioni sismiche e il sostanziale miglioramento della rete di monitoraggio, ha comportato che il numero di eventi localizzati con M > 1.5 in anni recenti sia rimasto sopra i 9000 terremoti.

Dal 2015 il Bollettino Sismico Italiano dal 2015 ha uscite quadrimestrali ed è disponibile per il download (http://cnt.rm.ingv.it/bsi). Le uscite quadrimestrali del BSI vengono descritte in un breve documento tecnico, che contiene una mappa della sismicità del quadrimestre, una breve descrizione delle modalità utilizzate per produrre il Bollettino e l’elenco del personale coinvolto nell’analisi dei dati. Viene inoltre riportata qualche analisi statistica dei dati sismici e i relativi istogrammi: quanti eventi sono stati registrati nel quadrimestre e di quale magnitudo e quante stazioni hanno contribuito alle localizzazioni. Inoltre viene presentata una mappa della Rete Sismica Nazionale con il numero di fasi P e S registrate ad ogni stazione in rapporto al numero di eventi che avrebbe dovuto registrare come valutazione dell’efficienza delle stazioni della RSN. Per gli eventi più forti vengono mostrati i Time Domain Moment Tensor (TDMT), i meccanismi focali calcolati con le polarità dei primi arrivi, alcune forme d’onda significative e le shakemaps degli eventi di magnitudo superiore a 4.

Il bollettino è attualmente disponibile in formato QuakeML e contiene le localizzazioni con la stima degli errori, le magnitudo (Mw, Ml, Md), le letture delle fasi P e S e i Time Domain Moment Tensor (TDMT) quando calcolabili http://terremoti.ingv.it/tdmt

Sono stati inoltre sviluppati alcuni webservices (http://terremoti.ingv.it/webservices_and_software)

che facilitano la lettura dei QuakeML e rendono il bollettino fruibile alla comunità scientifica nazionale e internazionale. I dati del BSI confluiscono all’International Seismological Centre (ISC), dove sono integrati all’interno del bollettino europeo.

 

L’altro catalogo di riferimento nazionale della sismicità strumentale è il Catalogo della Sismicità Italiana (CSI 1.1; http://csi.rm.ingv.it) che contiene la sismicità dal 1981 al 2002. Il CSI deriva dal bollettino sismico nazionale, ma contiene anche le fasi delle reti regionali disponibili per quegli anni; per tale intervallo temporale rappresenta quindi il catalogo più revisionato, completo e omogeneo soprattutto in termini di magnitudo.